La parità di genere rappresenta oggi una delle sfide più urgenti e complesse dell’agenda globale. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, il mondo resta ancora lontano dal garantire a donne e uomini le stesse opportunità in termini di istruzione, occupazione, salute e partecipazione politica.
Secondo il Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum, a livello mondiale è stato colmato circa il 68,8 % del divario di genere tra 148 economie analizzate. Ciò significa che la piena parità è ancora lontana: mantenendo il ritmo attuale, si stima che ci vorranno 123 anni per raggiungerla. Un dato che evidenzia quanto sia necessario accelerare gli sforzi, sia a livello internazionale che locale.
L’Italia, pur avendo registrato miglioramenti in alcune aree, si colloca solo all’85° posto su 148 Paesi, segno che la strada verso una l’uguaglianza è ancora lunga e complessa. Analizzando le quattro aree considerate dal Report – educazione, salute, economia (partecipazione e occupazione) e politica – (potere decisionale) emerge un quadro misto, dove i progressi in alcuni settori convivono con criticità significative in altri.
Educazione
A livello mondiale, il divario di genere nell’istruzione è ormai quasi del tutto superato: circa il 95,1% del gap è stato colmato.
In Italia, la situazione è ancora migliore: il Global Gender Gap Report 2025 indica un valore del 99,5%: le donne italiane, in molti casi, possiedono livelli di istruzione superiore rispetto agli uomini.
Salute e sopravvivenza
Anche in questo ambito i progressi sono importanti. A livello globale è stato colmato il 96,2% del divario e in Italia il dato arriva al 97,2%. L’accesso alle cure, la qualità della vita e l’aspettativa di sopravvivenza risultano quindi quasi equivalenti per entrambi i generi.
Partecipazione economica e opportunità
Qui la situazione è più complessa. Nel mondo è stato colmato solo il 61% del divario, e in Italia la partecipazione economica si attesta al 61,2%, leggermente sopra la media globale. Le donne continuano a incontrare ostacoli legati a disparità salariali, minori possibilità di carriera e sottorappresentazione nei ruoli dirigenziali. In Italia, la parità di genere in azienda ha ancora ampi margini di miglioramento.
Empowerment politico
È il settore dove la distanza tra uomini e donne è ancora più marcata. Globalmente è stato colmato appena il 22,9% del divario, mentre in Italia la rappresentanza politica femminile si ferma al 28,1%, in calo rispetto al 2024. Questo dimostra che le donne sono ancora sottorappresentate nei ruoli di potere e nelle posizioni decisionali, come in Parlamento, nei governi e negli organi istituzionali.
L’Italia mostra risultati molto positivi in istruzione e salute, ma resta indietro in partecipazione economica e potere politico. Le cause principali sono la persistenza di stereotipi di genere, la difficoltà di conciliare vita e lavoro, la scarsa presenza femminile nei settori STEM e nei ruoli dirigenziali. Nonostante l’alto livello di istruzione, le competenze femminili non si traducono ancora in pari opportunità di carriera e leadership.
Parità di genere: strategia europea e nazionale
A livello europeo, la Strategia per l’uguaglianza di genere 2020-2025 della Commissione Europea punta a costruire un’Unione in cui donne e uomini possano avere le stesse opportunità in tutti gli ambiti della vita. Le priorità includono: aumentare la partecipazione femminile al lavoro, ridurre il divario salariale e pensionistico, combattere la violenza di genere e promuovere la presenza delle donne nei ruoli decisionali e nei Consigli di amministrazione.
Queste politiche europee si allineano all’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che mira a “raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze”. L’UE si impegna a integrare questa prospettiva di genere in tutte le sue politiche, considerandola un elemento chiave per lo sviluppo sostenibile.
In Italia, la Strategia Nazionale per la Parità di Genere 2021-2026 rappresenta la cornice di riferimento per le azioni nazionali e individua cinque aree chiave di intervento: lavoro, reddito, competenze, tempo e potere.
Tra gli strumenti principali rientra la certificazione della parità di genere (legge n. 162/2021 e prassi UNI/PdR 125:2022), che riconosce le imprese impegnate concretamente in politiche paritarie.
Ma cosa si intende per parità di genere in azienda?
Investire nella parità di genere in azienda non è solo una scelta etica: è una leva strategica che rafforza competitività, innovazione e sostenibilità.
Ma attenzione però, non si tratta solo di bilanciare la presenza femminile e maschile, ma di creare un ambiente davvero equo e inclusivo, dove il genere non influenzi le possibilità di carriera, la retribuzione o il riconoscimento professionale.
Cosa comporta per le aziende la certificazione di parità di genere?
Un’impresa che persegue la parità di genere si impegna a offrire a tutto il personale le stesse possibilità di accesso, crescita e formazione, assicurando una retribuzione equa a parità di ruolo e responsabilità. Promuove la presenza femminile nei ruoli di leadership e nelle posizioni decisionali, adotta politiche che facilitano la conciliazione tra vita lavorativa e privata e si impegna a contrastare qualsiasi forma di discriminazione o stereotipo legato al genere.
Viene richiesta, quindi, una gestione consapevole e trasparente dei dati aziendali, per individuare eventuali squilibri nelle assunzioni, nelle promozioni o nei salari, e mettere in atto azioni correttive. Promuovere la parità di genere, quindi, non è soltanto una questione etica o un obbligo previsto dalle normative, ma una vera e propria strategia di valore.
Il Sistema di certificazione della parità di genere è stato creato per incentivare le imprese ad adottare politiche che promuovano l’uguaglianza e l’empowerment femminile all’interno dell’azienda. L’obiettivo è favorire l’accesso delle donne al mercato del lavoro, ai ruoli di leadership e migliorare la possibilità di conciliare tempi di vita e lavoro.
Vediamo insieme come si certifica la parità di genere in un'azienda
Il processo di certificazione è volontario e viene richiesta direttamente dall’impresa interessata. Il rilascio avviene tramite organismi di certificazione accreditati presso Accredia, secondo quanto previsto dal regolamento CE 765/2008, e si basa sulla prassi UNI/PdR 125:2022, pubblicata da UNI il 16 marzo 2022, che definisce criteri, prescrizioni tecniche e indicatori per misurare la parità di genere nelle organizzazioni.
Il certificato ha una validità di tre anni, durante i quali l’azienda è sottoposta a audit di sorveglianza annuali a 12 e 24 mesi.
Ottenere la certificazione della parità di genere, però, non deve rappresentare un traguardo finale, bensì un punto di partenza fondamentale per qualsiasi azienda che voglia costruire una cultura realmente inclusiva. La certificazione attesta che l’impresa ha adottato pratiche strutturate per promuovere l’uguaglianza, ma il vero valore risiede nella continuità e nella crescita delle politiche interne. Infatti, le organizzazioni certificate devono costantemente monitorare i propri indicatori, aggiornare i processi HR, promuovere programmi di sviluppo per le donne e mantenere un equilibrio tra vita professionale e personale. Questo percorso continuo permette di trasformare la certificazione in uno strumento dinamico di miglioramento, piuttosto che in un semplice riconoscimento formale.
Cosa si può fare per raggiungere la parità di genere?
Le aziende possono adottare misure concrete come programmi di mentoring e formazione mirati alle donne, politiche flessibili per conciliare vita lavorativa e privata, revisione periodica delle retribuzioni per garantire equità salariale e promozione attiva di leadership inclusiva. Queste azioni, integrate in una strategia coerente e monitorate costantemente, permettono di affrontare gli squilibri strutturali e di creare un ambiente di lavoro realmente paritario
In altre parole, la certificazione crea una base solida su cui costruire strategie a lungo termine, incoraggiando l’azienda a identificare e correggere eventuali squilibri, sviluppare talenti femminili e rafforzare la leadership inclusiva. Le aziende che comprendono questa prospettiva vedono risultati concreti: maggiore soddisfazione dei dipendenti, attrazione di talenti, innovazione nei processi e miglioramento della reputazione sociale e sul mercato.
Questo approccio evidenzia come la parità di genere, se gestita in maniera strategica e costante, diventi un motore di crescita sostenibile per l’azienda e non solo un obbligo normativo o un simbolo etico. La certificazione è quindi l’inizio di un percorso virtuoso, dove ogni passo successivo contribuisce a consolidare una cultura aziendale equa, inclusiva e competitiva.
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