Categorie
Articoli per la sezione News & Eventi | CooperJob

Colloquio di lavoro: consigli su come presentarsi e cosa dire

Sei stat* convocat* per un colloquio di lavoro e non sai cosa aspettarti?

Niente paura, sia candidati che recruiter sono esseri umani!

La buona riuscita di un colloquio dipende infatti da molti fattori, alcuni dipendenti direttamente dal candidat*, come ad esempio il modo di porsi e le risposte date, altri invece di tipo estrinseco come la presenza di candidati più idonei alla ricerca o perché no, l’impressione che l’azienda fa sul candidati.

In quest’articolo troverai una guida pratica su come affrontare un colloquio e come presentarsi con qualche suggerimento sulle buone prassi e su quelle che è meglio evitare. Iniziamo!

 

Step 1 - Convocazione al colloquio

In questa fase il/la recruiter ti contatterà perché, dopo aver fatto una prima selezione del tuo curriculum, vorrebbe approfondire la candidatura.

Anche se non fa parte del colloquio di lavoro vero e proprio, già in questo momento si inizia a dare una prima immagine di sé rispetto alla consapevolezza e affidabilità.

Ad esempio, una delle possibili risposte che consigliamo di evitare di dare a caldo è: “non ricordo la candidatura, ne ho mandato talmente tante..”

Attenzione: il recruiter non è ingenu* e comprende che nella ricerca di lavoro mandare tante candidature sia ottimale per aumentare le probabilità di successo. Allo stesso tempo però una replica secca di questo tipo potrebbe dare la percezione che la candidatura sia stata fatta in maniera passiva e far presupporre che ci sia uno scarso interesse.

Candidati in modo mirato e fai una buona impressione fin da subito!

Il consiglio per evitare di dare questa impressione è quello di candidarsi in maniera mirata e attenta a ricerche che rispondono meglio sia al proprio percorso che alle concrete aspirazioni professionali piuttosto che ragionare esclusivamente in termini di quantità e, per quanto possibile, tenerne traccia.

Questo darà una grossa mano a non farsi trovare totalmente impreparat* e se questi accorgimenti non dovessero bastare, si potrebbe dare il tempo di esporre la natura della ricerca e chiedere eventuali precisazioni che possano aiutare a fare mente locale.

Oltre a ciò, raccogliere ulteriori informazioni in questa fase sarà utile ad avere già dei dati integrativi rispetto a quanto esplicitato in annuncio e a fissare un colloquio con consapevolezza.

Altro consiglio da tenere a mente: nel fissare l’appuntamento per il colloquio, sii cert* di avere la possibilità di verificare con sicurezza che non ci siano sovrapposizioni con altri impegni. Se ciò non è possibile, nessun problema, puoi rimandare la presa di appuntamento a un momento in cui sei meno oberat*.

Se poi si dovessero verificare delle situazioni che comportano un annullamento, una ripianificazione o anche un ritardo al colloquio di lavoro è molto importante avvertire nella maniera più tempestiva ed efficace possibile: gli imprevisti possono capitare a chiunque, è la loro gestione che fa’ la differenza!

Step 2 - Come affrontare il colloquio di lavoro?

Abbiamo fissato il colloquio di lavoro, ecco qui alcune indicazioni su come affrontarlo.

In questa fase è certamente utile prepararsi al meglio su diversi aspetti, primariamente quello logistico.

Innanzitutto, è meglio verificare anticipatamente le modalità e i tempi di percorrenza che ti separano dalla sede fisica del colloquio o, in caso dovesse svolgersi da remoto, accertarsi di avere a disposizione uno spazio in cui poter parlare agevolmente e una connessione stabile.

In questo modo riuscirai a ridurre al minimo la possibilità di imprevisti che possano compromettere la qualità e la buona riuscita del colloquio di lavoro.

Visti questi primi ma non scontati aspetti, è arrivato il momento di prepararti sui fattori che possono contribuire a presentarti al meglio.

A questo scopo è utile rinfrescare le informazioni relative alla ricerca per cui ti sei candidat* che si possono ritrovare nell’annuncio.

Oltre l’annuncio, si possono anche reperire dal sito dell’azienda le principali informazioni su servizi, valori, mission e organizzazione.

Questa raccolta dati sarà funzionale sia per una maggiore preparazione personale ma potrà anche fornire spunti per domande o curiosità integrative che durante un colloquio di lavoro sono sempre ben accette.

Step 3 – Come presentarsi al colloquio di lavoro

È arrivato il fatidico giorno e con questo tutti i dubbi legati al modo migliore in cui ci si può presentare.

Elemento non trascurabile è quello legato all’aspetto.

Infatti, una delle domande che ci si pone è “come mi vesto?”

Su questo ci sono diverse scuole di pensiero.

Il nostro consiglio, in generale, è quello di trovare un outfit che ti faccia trovare a tuo agio e che allo stesso tempo non dia un aspetto trasandato.           

Questo trasmetterà l’idea sia di sicurezza che di accuratezza.

Altro elemento di cui tener conto è, in caso di colloquio in presenza, l’orario in cui presentarsi all’appuntamento.

Abbiamo già parlato prima di quanto sia fondamentale organizzarsi per non arrivare in ritardo, ma anche arrivare troppo in anticipo alla sede del colloquio può essere problematico.

Infatti, così facendo potresti interrompere il/la recruiter nelle attività in cui è coinvolt* e creare possibili disagi.

L’arrivare troppo presto rischia infatti di trasmettere da un lato l’idea di un’incapacità nella gestione dei tempi, dall’altro una mancata accortezza nei confronti dell’organizzazione altrui.

A che ora arrivare quindi al colloquio?

L’ideale sarebbe arrivare massimo 5/10 minuti prima, il tempo ottimale per poter arrivare, annunciarsi e dare un primo sguardo al contesto.

Step 4 - Il colloquio, che domande mi faranno? Cosa posso rispondere e cosa posso chiedere?

Ed eccoci arrivati al momento fatidico.

Quali domande ci si può aspettare? E soprattutto, cosa è meglio dire?

Non c’è una risposta unica a queste domande, perché la natura degli argomenti affrontati a ogni colloquio di lavoro dipende da fattori legati al tipo di posizione per cui ci si è candidat* e anche dal tipo di approfondimenti necessari legati alla specificità del curriculum.

Aldilà di tali peculiarità, generalmente i colloqui si aprono con una richiesta di fare una presentazione di sé con un excursus del percorso di studi e professionale.

In questo caso, non è indispensabile esporre per filo e per segno tutti gli elementi che l’hanno caratterizzato.

Ad esempio, se per la selezione il titolo di studio è un requisito necessario, ci si può soffermare anche sul percorso di studi.

O ancora, sulla base della natura della ricerca è funzionale parlare in maniera più approfondita di esperienze nel settore o evidenziare le mansioni che possono aver avuto a che fare con le attività previste dalla job.

Insomma, per portare acqua al proprio mulino, è più indicato parlare di quelle esperienze di studio e/o di lavoro con più elementi di affinità alla ricerca perché potrebbero far emergere delle competenze funzionali alla posizione per cui si fa il colloquio.

Domande scomode non vi temo!

A questo punto il/la recruiter vorrà approfondire alcuni punti relativi a determinate attività svolte nel corso delle esperienze o anche chiedere precisazioni legate all’andamento del percorso professionale come, ad esempio, le ragioni legate a cambi di lavoro ed eventuali buchi sul cv.

Attenzione: queste ultime possono sembrare delle domande scomode, ma in realtà servono al/alla recruiter ad inquadrare in maniera più completa il tuo profilo.

Infatti, le risposte a questo tipo di domande possono aiutare a comprendere le motivazioni sottostanti al processo decisionale e capire quali per il candidato/a potrebbero essere gli elementi di criticità legati al posto di lavoro.

Ad esempio, se si parla delle ragioni che possono aver portato a lasciare un lavoro e queste sono legate a problematiche emerse con l’ex datore di lavoro, è più opportuno riportare le ragioni obiettive evitando di far emergere eventuali dissapori passati che poco c’entrano col qui e ora del colloquio.

Per quanto riguarda invece i buchi, questi non sono necessariamente indice di lassismo da parte del candidat*, ma sappiamo bene che possono esserci tante ragioni sottostanti che, se valorizzate nel modo giusto possono essere anche un tratto distintivo (ad es. periodo dedicato agli studi, maggiore focus sulla vita privata..) senza che sia necessario approfondire oltre.

In ogni caso, il consiglio è quello di non porsi sulla difensiva rispetto a queste domande, ma di rispondere con trasparenza e garbo senza scendere eccessivamente in particolari non funzionali alla selezione in corso.

Cosa chiedere a fine colloquio?

Nella fase conclusiva, di solito si lascia spazio a delle domande da parte del candidat*.

Qui è importante fare domande pertinenti al ruolo che si dovrebbe ricoprire, alle procedure da adottare, alle attività, gli strumenti a disposizione e all’organizzazione del lavoro: più informazioni si riescono a raccogliere meglio è per poter uscire dal colloquio con le idee chiare sulla posizione.

Inoltre, fare delle domande mirate può essere un elemento distintivo per il candidat* perché dimostra la sua motivazione e proattività.

Step 5 - Il colloquio si è concluso, cosa mi porto a casa?

La prima risposta spontanea a questa domanda potrebbe essere “speriamo un lavoro!” e questo sarebbe l’obiettivo ottimale sia per il/la candidat* che per il/la recruiter.

Sappiamo che nella realtà dei fatti ciò non sempre accade, ma questo non significa che il colloquio sia stato totalmente inutile.

Anche se l’esito della selezione non è stato positivo, infatti, un colloquio di lavoro non è necessariamente fine a sé stesso ma può essere anche un utile momento di confronto che può fornire delle informazioni sia sulla rete territoriale che sulle skills più ricercate nel settore e quindi aiutarti tramite un feedback mirato a correggere il tiro laddove fosse necessario per eventuali future selezioni.

Spero che questi consigli possano esserti utili, in ogni caso IN BOCCA AL LUPO!

Se stai cercando lavoro, scopri tutti i servizi Cooperjob per chi cerca lavoro!

Condividi:

Categorie
Articoli per la sezione News & Eventi | CooperJob

Come modificare il CV Europass: guida pratica e consigli utili

Modificare il CV Europass è un passaggio importante per presentarsi in modo chiaro e professionale durante la ricerca di lavoro. Anche se si tratta di un modello standard, può essere adattato e valorizzato per raccontare in modo efficace il proprio percorso.

Con alcune attenzioni mirate, è possibile trasformare un curriculum compilato in modo automatico in uno strumento utile per dialogare con aziende e recruiter.

In questo articolo vediamo come modificare il CV Europass online e in Word, come personalizzarlo in base alle offerte di lavoro e come utilizzarlo insieme alla lettera di presentazione.

Cos’è il CV Europass e quando è utile

Il CV Europass è un formato standard promosso dall’Unione Europea, pensato per rendere più semplice la lettura dei curriculum in contesti diversi, anche internazionali. È uno strumento accessibile e molto utilizzato, soprattutto in ambito pubblico, formativo e nei progetti europei.

Proprio perché nasce come modello standard, richiede però un lavoro di adattamento. Sapere come scrivere il CV è fondamentale quando si inizia a cercare (un nuovo) lavoro. Un CV compilato in modo automatico rischia di non mettere in evidenza ciò che rende unica una persona: esperienze, competenze e obiettivi.

Per questo motivo, personalizzare il CV Europass è un passaggio fondamentale. Non si tratta di riempire tutti i campi, ma di scegliere cosa raccontare e come farlo, in modo coerente con il lavoro che si sta cercando.

Come modificare il CV Europass online

Il modo più semplice per intervenire sul curriculum è utilizzare la piattaforma ufficiale Europass. Dopo aver creato un account gratuito, puoi accedere all’editor online e lavorare direttamente sul CV.

All’interno dell’editor puoi:

  • aggiornare i dati personali;
  • inserire o modificare esperienze lavorative e formative;
  • rivedere le competenze, sia tecniche che trasversali;
  • cambiare la lingua del CV per candidature internazionali.

Un’attenzione particolare va riservata al profilo personale, ovvero la breve introduzione iniziale. È consigliabile evitare frasi vaghe e puntare su una descrizione chiara del proprio ruolo e delle competenze principali. Ad esempio:

  • “Sviluppatore web con esperienza in progetti front-end e back-end” è più efficace di “persona dinamica e motivata”.

Inoltre, quando aggiorni il CV online, puoi salvare versioni diverse per scopi diversi: una più generica e una mirata a un settore specifico, così da avere sempre il documento giusto pronto da inviare.

Una volta completate le modifiche, il CV può essere:

  • salvato online per futuri aggiornamenti;
  • esportato in PDF per candidature ufficiali;
  • scaricato in Word per ulteriori personalizzazioni e adattamenti grafici.

Come modificare il CV Europass in Word

Lavorare sul CV Europass in formato Word permette una maggiore flessibilità. Si può intervenire sul testo, riorganizzare le sezioni e dare più spazio alle esperienze più significative.

Questo è particolarmente utile quando si vuole mettere in evidenza un percorso specifico o adattare il curriculum a un’offerta di lavoro. È possibile semplificare alcune parti e rendere il linguaggio più diretto, mantenendo sempre chiarezza e coerenza.

È importante però prestare attenzione alla struttura del modello, che è basata su tabelle. Modifiche troppo radicali possono compromettere l’impaginazione. Per questo è consigliabile procedere con gradualità e mantenere uno stile pulito, con font leggibili e una buona organizzazione degli spazi.

Consigli pratici per Word

  • Usa grassetto e corsivo con moderazione per evidenziare titoli e ruoli.
  • Mantieni font leggibili, come Arial o Calibri, dimensione 11–12.
  • Inserisci spazi tra le sezioni per migliorare la leggibilità.
  • Se vuoi aggiungere un tocco personale, puoi usare icone o linee sottili, ma senza esagerare.

Come personalizzare il curriculum Europass in modo efficace

Un curriculum funziona quando riesce a raccontare in modo chiaro cosa una persona sa fare e in quale contesto può portare valore.

Nel modificare il CV Europass è utile concentrarsi sulle esperienze più rilevanti, descrivendo attività svolte e risultati ottenuti. Anche le competenze vanno selezionate con attenzione, evitando di inserire informazioni poco utili.

Adattare il CV a ogni candidatura è un passaggio fondamentale. Ogni ruolo richiede competenze diverse, e il curriculum dovrebbe riflettere questa coerenza. Inserire esempi concreti, anche semplici, aiuta a rendere il profilo più credibile.

A seconda del settore, possono cambiare le priorità: in ambito tecnico è importante evidenziare strumenti e progetti, mentre in altri contesti possono essere più rilevanti le esperienze organizzative o relazionali.

Cosa evidenziare nel cv in base al settore

Ecco cosa inserire nel cv in base al settore di interesse:

  • IT: linguaggi di programmazione, progetti software, strumenti utilizzati e risultati ottenuti;
  • Marketing: campagne gestite, risultati misurabili, competenze digitali e strategie implementate;
  • Sanitario: specializzazioni, corsi di aggiornamento, esperienze cliniche significative;
  • Creativo: progetti, portfolio, collaborazioni, premi e riconoscimenti.

Aggiungere dettagli concreti aiuta a distinguersi e rende il CV più credibile e interessante.

Come togliere la scritta Europass dal CV

Il formato Europass prevede logo e intestazione riconoscibili. Una delle domande più frequenti è: Come togliere la scritta Europass dal CV? 

Se utilizzi il formato Word, puoi eliminarla aprendo l’intestazione o il piè di pagina e cancellando manualmente logo e dicitura.

Quando ha senso togliere la scritta Europass?

Prima di farlo, però, è bene valutare il contesto:

  • conviene mantenere la scritta Europass per bandi pubblici o candidature europee;
  • può essere utile rimuoverla per candidature nel settore privato o creativo.

Questa scelta permette di adattare il CV alla percezione del recruiter e al tipo di azienda a cui ti rivolgi.

Errori comuni da evitare

Quando si modifica il CV Europass, è facile cadere in alcuni errori ricorrenti che rischiano di ridurre l’efficacia del curriculum, anche quando il percorso professionale è valido. Essere consapevoli di questi aspetti aiuta a evitarli e a presentarsi in modo più professionale.

Tra gli errori più comuni troviamo:

  • usare descrizioni troppo generiche, che non spiegano davvero cosa si è fatto;
  • inserire informazioni non aggiornate, come esperienze superate o competenze non più rilevanti;
  • inviare lo stesso CV per ogni candidatura, senza adattarlo al ruolo;
  • riempire il curriculum di competenze poco utili solo per “fare volume”;
  • trascurare la leggibilità, con testi troppo lunghi o poco chiari.

Per evitarli, è utile:

  • rileggere il CV con attenzione, magari dopo qualche ora di pausa;
  • verificare che le informazioni siano coerenti tra loro;
  • controllare refusi, date e formattazione;
  • chiedere un parere esterno, soprattutto se si sta cercando lavoro da tempo senza risultati;
  • aggiungere note brevi o esempi concreti per far risaltare i risultati.

CV Europass e lettera di presentazione: come usarli insieme

Il CV Europass è ancora più efficace se accompagnato da una lettera di presentazione. Questo documento permette di spiegare le motivazioni della candidatura e di dare un contesto alle informazioni presenti nel curriculum.

Una buona lettera di presentazione dovrebbe:

  • spiegare perché ti candidi per quella posizione;
  • collegare le tue competenze alle esigenze dell’azienda;
  • approfondire uno o due aspetti chiave del tuo percorso;
  • evitare di ripetere il contenuto del CV.

Puoi anche inserire piccoli dettagli personali o aneddoti professionali, come progetti particolarmente significativi o sfide affrontate con successo, per rendere la lettera più coinvolgente e memorabile.

La piattaforma Europass offre un modello standard, ma personalizzarlo è sempre consigliabile, soprattutto per aziende private o contesti creativi.

Quando usare il CV Europass

Il CV Europass non è uno strumento “giusto o sbagliato” in assoluto, ma va scelto in base al contesto e all’obiettivo della candidatura. In alcuni casi rappresenta una scelta strategica, in altri può risultare meno efficace.

È particolarmente indicato per:

  • candidature in ambito europeo;
  • concorsi pubblici e bandi istituzionali;
  • programmi di mobilità internazionale, tirocini o percorsi formativi;
  • contesti in cui è richiesta una struttura chiara e standardizzata.

Può essere meno adatto, invece, quando:

  • si lavora in settori fortemente creativi;
  • la posizione richiede un CV molto personalizzato dal punto di vista grafico;
  • il portfolio ha un peso maggiore rispetto al curriculum stesso.

Valutare il contesto prima di scegliere il formato del CV è un passaggio fondamentale per aumentare le possibilità di successo.

Conclusione

Sapere come modificare il CV Europass permette di sfruttare al meglio uno strumento molto diffuso, evitando che resti un semplice modello compilato in modo automatico. Con una buona personalizzazione, esempi concreti, dettagli sulle esperienze e una lettera di presentazione coerente, il curriculum Europass può diventare un valido alleato nella ricerca di lavoro.

Ricorda che ogni modifica, ogni frase aggiuntiva o ogni esperienza evidenziata può fare la differenza. Dedica il tempo necessario a rendere il tuo CV leggibile, interessante e mirato, così da aumentare le possibilità di essere notato dai recruiter.

Condividi:

Categorie
Articoli per la sezione News & Eventi | CooperJob

Come leggere la busta paga: voci, contributi e stipendio

Nell’attuale contesto lavorativo, caratterizzato da un mercato del lavoro in continua evoluzione, comprendere come leggere la busta paga è diventato fondamentale per ogni lavoratore. Tra contratti flessibili, sistemi di welfare aziendale, benefit e nuove forme di retribuzione, saper interpretare correttamente le voci presenti nel cedolino paga permette di avere maggiore consapevolezza della propria retribuzione e dei propri diritti.

La busta paga come strumento per valutare offerte di lavoro

La busta paga può rappresentare anche uno strumento utile nella valutazione di nuove offerte di lavoro. In un contesto in cui cambiare ruolo, azienda o tipologia di contratto è sempre più frequente, saper leggere e interpretare la busta paga aiuta a confrontare le condizioni economiche e contrattuali in modo più consapevole.

Questa competenza permette di affrontare con maggiore sicurezza momenti importanti della propria carriera professionale, come un colloquio di lavoro, una trattativa economica o un rinnovo contrattuale.

Proprio per questo è fondamentale rispondere a una domanda centrale: come leggere la busta paga?

busta paga

Cosa controllare nella busta paga ogni mese

La busta paga è uno dei principali documenti amministrativi con cui entriamo in contatto dopo l’inizio della nostra attività lavorativa. Per i suoi effetti concreti su aspetti centrali della vita professionale, dalla retribuzione ai contributi, fino ai diritti contrattuali, diventa rapidamente uno dei documenti più importanti per ogni lavoratore.

Non solo stipendio netto

Riceviamo la busta paga ogni mese, ma spesso ci limitiamo a controllare soltanto l’importo netto dello stipendio, senza soffermarci sugli altri elementi che la compongono. In realtà, verificare tutte le voci presenti nel cedolino è fondamentale per assicurarsi che la retribuzione sia stata calcolata correttamente.

Sapere come leggere la busta paga permette infatti di controllare aspetti importanti come trattenute, contributi, competenze e maturazioni, aiutando il lavoratore a capire come viene determinato il proprio stipendio.

Questa conoscenza consente anche di individuare eventuali errori, incongruenze o anomalie che possono verificarsi durante l’elaborazione della busta paga e di monitorare eventuali variazioni nel tempo.

Comprendere la busta paga non significa quindi solo conoscere meglio la propria retribuzione, ma anche avere uno strumento utile per tutelare i propri diritti, gestire con maggiore consapevolezza le finanze personali e pianificare in modo più efficace il proprio futuro economico.

Cos’è la busta paga e perché è importante leggerla correttamente

La busta paga è un documento obbligatorio per legge che certifica il rapporto di lavoro subordinato tra datore di lavoro e dipendente. Viene consegnata al lavoratore al momento del pagamento dello stipendio, secondo le modalità previste dall’azienda, ad esempio tramite invio via e-mail, piattaforme online o app dedicate per la gestione dei documenti del personale.

All’interno della busta paga sono riportati nel dettaglio tutti gli elementi che compongono la retribuzione mensile del dipendente, comprese competenze, trattenute e contributi. Per questo motivo, comprenderne appieno le informazioni è fondamentale per avere un quadro chiaro della propria situazione lavorativa ed economica.

Quali informazioni si trovano nella busta paga

Leggere con attenzione la busta paga consente al lavoratore di verificare diversi aspetti legati al proprio rapporto di lavoro, tra cui:

  • Correttezza dello stipendio percepito
  • Contributi previdenziali e fiscali versati
  • Monitoraggio di ferie, permessi e straordinari maturati o utilizzati
  • Verifica delle trattenute applicate in busta paga

Come leggere e capire se la busta paga è corretta

Nei prossimi paragrafi analizzeremo le principali voci presenti nel cedolino paga, tra cui:

  • dati anagrafici del lavoratore e dell’azienda
  • retribuzione lorda e competenze
  • contributi previdenziali
  • ferie e permessi maturati
  • trattenute fiscali e previdenziali
  • netto in busta paga

Attraverso questa guida sarà quindi possibile rispondere a una domanda molto frequente tra i lavoratori: come capire se la busta paga è corretta?
Vedremo inoltre a chi rivolgersi in caso di dubbi o anomalie, per verificare eventuali errori e tutelare i propri diritti.

 

La prima sezione della busta paga contiene i principali dati identificativi del lavoratore e dell’azienda, utili a contestualizzare il rapporto di lavoro.

Tra le informazioni presenti troviamo:

  • Nome e cognome del lavoratore
  • Codice fiscale
  • Qualifica professionale e livello contrattuale
  • Tipologia di contratto (tempo determinato, indeterminato, apprendistato, ecc.)
  • CCNL applicato
  • Dati identificativi dell’azienda

Questi elementi rappresentano la base da cui derivano molte delle voci retributive presenti nella busta paga, poiché il livello contrattuale e il contratto collettivo determinano gran parte delle condizioni economiche e normative del rapporto di lavoro.

Periodo di paga e riepilogo delle presenze

Subito dopo i dati anagrafici, nella busta paga viene indicato il periodo di paga, ovvero il mese di riferimento a cui si riferisce la retribuzione.

In questa sezione è solitamente presente anche il riepilogo delle presenze, che riporta informazioni relative a:

  • giorni lavorati
  • ferie e permessi
  • eventuali assenze
  • ore di straordinario

In questa sezione è inoltre scomposto lo stipendio lordo mensile/paga oraria lorda (privo di qualsiasi trattenuta).

Retribuzione lorda: come capire lo stipendio in busta paga

La retribuzione lorda rappresenta l’importo dello stipendio prima dell’applicazione delle trattenute fiscali e contributive. Si tratta quindi della cifra da cui partono tutti i calcoli che porteranno alla determinazione del netto in busta paga, ovvero la somma effettivamente percepita dal lavoratore.

Busta paga - intestazione dati anagrafici

Cosa sono le aliquote in busta paga

Nel passaggio dal lordo al netto, lo stipendio viene ridotto da alcune trattenute chiamate aliquote.

L’aliquota è una percentuale applicata allo stipendio lordo per calcolare tasse e contributi da versare allo Stato e agli enti previdenziali.

In busta paga queste informazioni sono generalmente visibili nella sezione dedicata alle trattenute, spesso vicino ai dati anagrafici o alle informazioni relative al comune di residenza del lavoratore.

Le principali aliquote presenti in busta paga sono:

  • Aliquote contributive
  • Aliquote fiscali (IRPEF)

Contributi in busta paga: cosa sono e dove trovarli

Il corpo della busta paga è la sezione dedicata al dettaglio della retribuzione mensile. Qui sono indicate tutte le voci che possono aumentare o ridurre lo stipendio finale.

Tra queste troviamo:

  • Straordinari e maggiorazioni
  • Bonus aziendali o incentivi
  • Agevolazioni fiscali
  • Contributi IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti)
  • Trattenute fiscali e previdenziali

Questa sezione è fondamentale per comprendere come viene calcolato il netto in busta paga.

Trattenute previdenziali

La contribuzione previdenziale rappresenta una quota dello stipendio destinata a finanziare il sistema pensionistico e alcune importanti tutele sociali.

Si tratta di una contribuzione obbligatoria che viene calcolata sulla retribuzione lorda del lavoratore.

Indicativamente, nel 2025 i contributi previdenziali a carico del lavoratore dipendente sono pari a circa 9–10% della retribuzione lorda, anche se la percentuale può variare in base al settore lavorativo e al contratto collettivo applicato.

Trattenute fiscali: IRPEF e addizionali

Le trattenute fiscali sono le imposte che il datore di lavoro trattiene dallo stipendio del dipendente per versarle allo Stato.

Tra le principali troviamo:

  • IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche)
  • Detrazioni da lavoro dipendente
  • Detrazioni per familiari a carico

L’IRPEF viene calcolata in base agli scaglioni di reddito previsti dalla normativa fiscale e può essere ridotta grazie alle detrazioni spettanti al lavoratore.

Addizionali regionali e comunali

Oltre all’IRPEF, in busta paga possono essere presenti altre trattenute obbligatorie legate al luogo di residenza del lavoratore, come:

  • Addizionale regionale
  • Addizionale comunale

Il controllo di queste voci consente di verificare se le trattenute applicate sono corrette.

Lo stipendio netto in busta paga, solitamente indicato nella parte finale del documento, viene calcolato come differenza tra retribuzione lorda, trattenute e eventuali voci aggiuntive positive.

busta paga - parte centrale

Ferie e permessi: come leggere questa sezione della busta paga

La sezione dedicata a ferie e permessi può avere un’impaginazione diversa a seconda del software utilizzato dall’azienda. In alcuni casi il conteggio è espresso in giorni, in altri in ore.

Generalmente questa parte si trova nella sezione finale del cedolino e comprende alcune voci principali:

  • Residuo anno precedente (ferie non utilizzate dell’anno precedente)
  • Maturazione ferie (ferie accumulate nell’anno in corso)
  • Goduto (ferie già utilizzate)
  • Saldo ferie (ferie ancora disponibili)

A seconda del CCNL, possono essere presenti anche altre voci relative a:

  • Permessi retribuiti
  • ROL (Riduzione Orario di Lavoro)
  • Ex festività

Monitorare queste informazioni aiuta il lavoratore a pianificare correttamente ferie e assenze, evitando errori o incongruenze.

TFR: trattamento di fine rapporto

Un’altra voce importante presente in busta paga è il TFR (Trattamento di Fine Rapporto).

Per ogni stipendio percepito, infatti, una quota della retribuzione viene accantonata dal datore di lavoro e destinata al TFR, che verrà corrisposto al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro.

Il lavoratore può scegliere se:

  • lasciare il TFR in azienda
  • destinarlo a un fondo pensione complementare

All’interno della busta paga troviamo indicati:

  • La quota TFR maturata nel mese
  • Il totale TFR accumulato

Novità sul TFR per i neoassunti

Secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026, dal 1° luglio 2026 per i lavoratori alla prima assunzione nel settore privato, escluso il lavoro domestico, è previsto un meccanismo di silenzio-assenso.

Se il lavoratore non esprime una scelta entro 60 giorni dall’assunzione, il TFR verrà automaticamente destinato al fondo pensione di categoria.

Conclusioni: imparare a leggere la busta paga

Con le giuste informazioni, anche un documento apparentemente complesso come la busta paga può diventare più chiaro e comprensibile. Imparare a leggere la busta paga non solo aiuta a interpretare correttamente le voci che compongono lo stipendio, ma permette anche di trasformare questo documento in un vero alleato per la propria carriera.

Conoscere come funziona la busta paga favorisce inoltre un dialogo più trasparente tra datore di lavoro e lavoratore, basato su dati concreti e verificabili. Questa consapevolezza consente di avere maggiore controllo sulla propria situazione lavorativa e di gestire con più sicurezza il proprio percorso professionale.

Mese dopo mese, osservare e capire le diverse voci della busta paga diventa un esercizio concreto per riconoscere i propri diritti, ottimizzare i benefici e sfruttare al meglio le opportunità che il lavoro offre. Iniziando oggi a leggere attentamente la tua busta paga, puoi trasformare un semplice documento in uno strumento di crescita personale e professionale. 

Domande frequenti sulla busta paga

Come faccio a sapere se la mia busta paga è corretta?

Ricapitolando, per rispondere a questa importante e largamente diffusa domanda che interessa tutti noi lavoratori, per verificare la correttezza della busta paga è consigliabile:

  • Confrontare le voci con il contratto collettivo applicato
  • Verificare ore lavorate e straordinari
  • Controllare ferie, permessi e assenze
  • Analizzare contributi e trattenute fiscali

Come capire se le trattenute in busta paga sono giuste?

Per capire se le trattenute sono corrette occorre:

  • Verificare l’aliquota contributiva applicata
  • Controllare le detrazioni fiscali
  • Considerare eventuali conguagli

Dove andare per farsi spiegare la busta paga

Esistono diverse figure a cui rivolgersi nel caso in cui, dopo aver letto la nostra busta paga, affiori qualche dubbio:

  • Ufficio HR o amministrazione del personale
  • Consulente del lavoro
  • CAF o patronati
  • Sindacati

Condividi:

Categorie
Articoli per la sezione News & Eventi | CooperJob

Come trovare lavoro: consigli utili per candidarsi in Italia e all’estero

Trovare lavoro è una sfida che oggigiorno richiede metodo, strumenti giusti e consapevolezza dei propri obiettivi. In questa guida per tutti vedremo come trovare lavoro in Italia o all’estero, con strategie efficaci per ogni situazione e consigli pratici per trovare lavoro velocemente e cogliere le migliori opportunità.

Che tu abbia 50 anni o che tu sia un giovane in cerca del primo lavoro, la sfida parte dal web; è bene tenere presente che questo è un fattore trasversale e comune a qualsiasi categoria di lavoratore. Infatti, il primo passaggio consigliabile per ottenere un’ampia gamma di annunci nello stesso arco temporale e una fotografia reale della domanda di lavoro di un territorio, è creare un account sui principali siti di ricerca lavoro. Vediamo subito quali sono i più efficaci in Italia, come ci si interfaccia per una corretta gestione delle job offers e come impostare in modo strategico il proprio profilo utente.

Trovare lavoro su Indeed

Indeed rappresenta la piattaforma chiave generalista più significativa sul mercato del lavoro odierno, grazie al massivo quantitativo di offerte di lavoro ben stratificate e radicate in tutti i territori italiani. La sua forza risiede, infatti, nella capacità di attrarre offerte da tutti i settori lavorativi, costituendosi nel tempo come un portale ricco di aziende alla ricerca di personale provenienti dagli ambiti più variegati.

Per i candidati creare un profilo ed inoltrare candidature è completamente gratuito: una volta registrati è sufficiente eseguire l’accesso con le proprie credenziali all’area utente riservata, caricare tramite l’apposita funzione il proprio CV aggiornato ed iniziare la navigazione. Il consiglio è, per tutti coloro alla ricerca di opportunità generiche, quello di optare per una ricerca per territorio, scegliendo dalla barra di navigazione la città sede di lavoro al fine di visualizzare una ad una tutte le offerte caricate, mentre per chi si orienta ad una specifica professione conviene inserirla come key word nella barra di ricerca, allo stesso tempo filtrando sempre anche per località di lavoro desiderata. A questo punto, dopo aver raccolto tutti i risultati, basta esaminare le offerte e scegliere quelle di interesse che permettono di candidarsi. È importante notare che Indeed offre la possibilità di creare il curriculum ex novo, ma è sempre consigliabile allegare alla candidatura anche il file del proprio CV abituale. A questo punto, se il profilo corrisponde a quello ricercato dall’azienda, il candidato verrà ricontattato per fissare un primo colloquio conoscitivo. Insomma, che tu sia un giovane alla ricerca del primo impiego o che tu abbia esperienza da senior, Indeed è sicuramente il principale motore di ricerca a cui rivolgersi grazie all’accesso a un database importante.

Trovare lavoro su LinkedIn

Inseriti in una quotidianità ormai fortemente integrata con i social network, da alcuni anni LinkedIn rappresenta una risorsa gratuita fondamentale per chi cerca lavoro. LinkedIn, infatti, è una sorta di curriculum digitale, facile da tenere sempre aggiornato e strutturato secondo le logiche di un social network.

Attraverso la registrazione si accede alla costruzione di un proprio profilo professionale dall’interfaccia smart e user-friendly pensata per essere facilmente aggiornata in parallelo al proprio percorso lavorativo. Ciò che lo rende unico e diverso dai competitors è senz’altro una sezione (feed) dove qualsiasi utente può esprimere opinioni, alimentando dibattiti sui principali topic e trend del momento a tema lavoro, anche con l’obiettivo di creare network professionali da cui possano scaturire nuove opportunità di carriera. Infine, la parte di maggiore interesse per chi cerca attivamente lavoro, è la sezione specifica dedicata alla raccolta delle inserzioni di lavoro caricate dalle aziende. 

Linkedin, per la conformazione della community che l’ha popolato nel tempo, raccoglie principalmente offerte di lavoro dedicate a specialisti dei vari comparti, sia con esperienza pregressa, sia neolaureati alla ricerca dei primi impieghi lavorativi, rappresentando soprattutto per questi ultimi una modalità per inserirsi velocemente nel mercato del lavoro dopo gli studi. Pur non mancando offerte più generaliste, per profili non specializzati, se alla ricerca di un impiego specifico, si è nel posto giusto.

Trovare un impiego tramite le Agenzie per il Lavoro

Abbiamo appena visto gli strumenti con cui è possibile candidarsi in autonomia, ma come rivolgersi a professionisti del settore e che ruolo hanno le agenzie per il lavoro sul territorio? Scegliere di affidarsi alle agenzie significa rivolgersi a professionisti del settore che hanno già filtrato e verificato a monte le offerte da sottoporre. Inoltre, le ApL conoscono il tessuto locale e raccolgono la gran parte delle necessità delle sue aziende, attraverso il front office effettuano subito un breve colloquio conoscitivo che consente di caratterizzarsi meglio rispetto al semplice CV e permettono di essere selezionati grazie a una segnalazione diretta del proprio curriculum alle aziende. Inoltre, uno dei punti a favore delle agenzie è che potrebbero avere la possibilità, in collaborazione con le aziende clienti, di attivare brevi corsi di formazione gratuiti che, una volta finalizzati, danno accesso ad un contratto di lavoro diretto, ideale per giovani senza esperienza o per il reinserimento nel mercato del lavoro in caso di disoccupazione.

Le agenzie per il lavoro generaliste

Ma a quali agenzie rivolgersi? Sul panorama italiano attuale vi sono principalmente attori generalisti, così come agenzie specializzate in tipologie di categorie professionali specifiche. Solitamente le agenzie di matrice generalista dispongono di offerte per qualsiasi settore lavorativo classificandosi, quindi, come particolarmente adatte a lavoratori alle prime esperienze che devono ancora impostare il proprio percorso, così come a lavoratori con professionalità più mature provenienti da background variegati.

Come candidarsi tramite Agenzia per il Lavoro? Una buona pratica è consultare il sito web o i canali social dell’agenzia, dove gli annunci sono organizzati per territorio e permettono di candidarsi direttamente. È utile anche monitorare piattaforme come Indeed, su cui le agenzie pubblicano tempestivamente le offerte di lavoro aggiornate. In alternativa, è possibile inviare un’autocandidatura, sia via e-mail allegando il CV all’indirizzo della filiale di riferimento indicato sul sito, sia consegnandolo di persona. E dopo? I recruiter si occuperanno di visionare i CV raccolti per i vari processi di selezione e potranno ricontattare i candidati per approfondire con un colloquio.

Se ci si affida a un’Agenzia per il Lavoro, è importante sapere che il servizio offerto ai candidati è completamente gratuito, nessuna agenzia chiederà compensi ai candidati.

Altri canali di ricerca

Sul panorama lavorativo italiano vi sono poi ulteriori strumenti efficaci per trovare impiego, i quali funzionano in modalità del tutto simile a Indeed, come Subito.itHelplavoro Job4good; è sempre importante verificare l’affidabilità del sito su cui ci si candida, il consiglio è quello di rimanere sui più noti per evitare di incappare in offerte fraudolente. Inoltre è bene fare particolare attenzione anche alle opportunità che possono circolare all’interno di gruppi, come gruppi Facebook, per le quali è sempre meglio verificare e accertarsi dell’attendibilità, trattandosi di modalità di ricerca più informali. Se vuoi davvero utilizzarle verifica che l’azienda o l’agenzia per il lavoro che pubblica si renda ben riconoscibile, attraverso logo, sito aziendale e dettagli simili.

L'autocandidatura sui siti aziendali

Le aziende oggi sono consapevoli che la mancata presenza sul web equivale alla quasi totale non esistenza; per questo motivo, molte dispongono di siti web strutturati in cui, nelle sezioni lavoro/lavora con noi/carriera/opportunità di carriera, pubblicano le ricerche di personale in corso, spesso organizzate per area. Di conseguenza, è utile consultare i siti delle principali realtà, in particolare multinazionali e grandi catene nei settori della GDO e della ristorazione, candidandosi direttamente tramite le procedure online di caricamento del CV.

E se voglio lavorare all'estero?

Come trovare lavoro all’estero in totale sicurezza? Possiamo individuare due modalità concrete principali per questo scopo. Se sei alla ricerca di una carriera fuori dall’Italia la prima modalità è attraverso la propria azienda in Italia. Iniziare a lavorare per una multinazionale con sedi estere che necessiti di espatriare personale per bisogni operativi e che possa sponsorizzarti un visto estero in caso di paesi extra europei rappresenta una strada concreta e strutturata, anche se più lunga. In questo caso il tuo percorso inizierà dall’Italia; scegli con cura il settore lavorativo a cui vuoi dedicarti e punta alle multinazionali: possono essere alla ricerca di tecnici trasfertisti, posizioni adatte anche a profili junior dopo formazione, che ti consentiranno già discreti periodi di lavoro all’estero permettendoti intanto di approcciarti al contesto straniero, di ruoli chiave dirigenziali per filiali estere o in generale di personale specializzato espatriato per cui particolarmente adatto risulta il target dei neolaureati.

Una seconda modalità è appoggiarsi ai portali online aggregatori di offerte: LinkedIn è un network internazionale che permette di navigare tra offerte estere, Indeed è presente in 60 Paesi del mondo. In alternativa in base al paese desiderato è bene individuare i portali più diffusi e comuni. A questo punto, modifica il tuo CV dandogli un taglio internazionale: adatta la lingua in cui è redatto e preferisci un formato non Europass, in alternativa, puoi trovare in applicativi come Canva molte soluzioni stilistiche.

Come trovare lavoro a 50 anni?

Nel corso della carriera può capitare di trovarsi a cercare lavoro a 50 o 55 anni e sentirsi sopraffatti dalle nuove dinamiche del mercato, o temere di non essere più attrattivi. In realtà, trovare lavoro a 50 anni non è così diverso dal farlo a 20.

Se ti trovi in questa situazione, ricorda che puoi contare su un fattore prezioso: l’esperienza. È vero che un profilo più giovane può avere hard skills più aggiornate, ma queste si possono acquisire e perfezionare nel tempo. Le competenze trasversali, come problem solving, comunicazione efficace e gestione del tempo, invece, si costruiscono con gli anni e rappresentano un vantaggio competitivo tutto tuo.

È comunque molto importante utilizzare un approccio strategico e mantenere un atteggiamento positivo. L’aggiornamento del CV e il networking sono solo alcuni degli aspetti da considerare. Vediamoli nel dettaglio insieme.

Aggiorna il CV

Quand’è stata l’ultima volta che hai aggiornato il cv? Elimina elementi superflui per dare più rilevanza alle competenze acquisite negli anni e ai successi raggiunti. L’obiettivo è valorizzare la tua esperienza, per questo, oltre al ruolo svolto, ti consigliamo di inserire anche risultati concreti e obiettivi raggiunti. Ricordati di seguire l’ordine cronologico inverso, l’esperienza più recente deve essere la prima in ordine di lettura. Inoltre, cerca di inserire tutte le informazioni in una pagina, massimo due così che il tuo cv venga letto per intero dal Recruiter che lo riceverà.

Segui corsi di formazione

Se è vero che dalla tua parte hai anni di esperienza alle spalle, è anche vero che non si finisce mai di imparare. È, infatti, fondamentale rimanere aggiornati, non solo sulle novità specifiche del proprio settore, ma anche su competenze digitali e linguistiche. Brevi corsi online, certificazioni o workshop possono rafforzare il tuo profilo e dimostrare apertura al cambiamento.

Spesso i vari comuni italiani offrono corsi gratuiti in vari settori, dalla logistica alle lingue, con l’obiettivo di favorire l’occupazione e l’aggiornamento delle competenze professionali.

Anche le Agenzie per il Lavoro offrono corsi di formazione gratuiti mirati al successivo inserimento in azienda.

Ti consigliamo, quindi, di consultare sia il sito del tuo comune, sia i siti delle Agenzie per il Lavoro per scoprire quali sono le opportunità più adatte a te.

Usa il tuo network di conoscenze

Sfrutta le conoscenze sviluppate negli anni. Quei “colleghi” conosciuti a una convention tempo fa? Ricontattali su LinkedIn o al telefono per far sapere che sei alla ricerca di una nuova opportunità. Il networking, a 50 anni, è uno degli strumenti più potenti. Nel tempo hai costruito relazioni solide, basate su fiducia e credibilità.

Chiaramente, non limitarti a comunicare che stai cercando lavoro, ma aggiorna il tuo profilo LinkedIn, partecipa alle discussioni nel tuo settore, condividi articoli o riflessioni che valorizzino la tua esperienza. Chiedi referenze a ex responsabili o clienti soddisfatti e renditi disponibile per un caffè con contatti strategici.

Ma allora qual è il modo più efficace per trovare lavoro velocemente?

Possiamo concludere che per far fronte a questa sfida contemporanea è certamente bene, una volta chiariti i propri obiettivi, integrare tutti i metodi disponibili per un’esperienza di ricerca ottimale e massimizzata.

Condividi:

Categorie
Articoli per la sezione News & Eventi | CooperJob

A che età si va in pensione: requisiti (uomo e donna) e novità

A che età si va in pensione?

Chi non si è mai chiesto: Andrò mai in pensione o farò prima a vincere alla lotteria? È una domanda che unisce tutti quando pensiamo al futuro.

Ma niente panico: scopriamo insieme le possibilità che ci aspettano.

Partiamo dal significato, Che cosa significa età pensione e quali sono i requisiti generali?

L’età pensione o età pensionabile, indica l’età minima alla quale una persona può accedere alla pensione di vecchiaia o a una forma di pensione ordinaria, compatibilmente con altri requisiti come l’anzianità contributiva.

Tuttavia, non sempre basta l’età: spesso è richiesto un minimo di contributi versati, e talvolta esistono condizioni più favorevoli per lavoratori con contributi molto lunghi o in condizioni particolari, ovvero lavori usuranti, invalidità, ecc.

Quando parliamo di pensione anticipata, ci riferiamo a modalità che consentono di uscire dal lavoro prima dell’età prevista, a fronte di condizioni più rigide sui contributi e riduzioni sull’importo pensionistico.

Ma in Italia a che età si va in pensione nel 2025 e quanti anni di contributi bisogna avere per andare in pensione?

Approfondiamo insieme!

Per il 2025, i requisiti ordinari per la pensione di vecchiaia in Italia sono:

  • Età anagrafica: 67 anni per uomini e donne
  • Anzianità contributiva: almeno 20 anni di contributi versati.

Oltre a ciò, per chi è in regime puro contributivo, ovvero che ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995, c’è un’ulteriore condizione: l’assegno pensionistico deve raggiungere una soglia minima legata al trattamento minimo, che viene fissato annualmente e quello previsto per il 2025 è 603,40 euro al mese.

Inoltre, chi non raggiunge l’importo minimo richiesto può eventualmente accedere alla pensione di vecchia contributiva a età più elevata. In tal caso, nel 2025, con soli 5 anni di contributi (post-1995) si può accedere alla pensione, ma a 71 anni.

Ci sono anche deroghe per categorie particolari (es. lavori usuranti) previste da leggi precedenti per le quali in certi casi sono sufficienti 15 anni di contributi.

Oggi in Italia ci sono diverse possibilità per chi vuole andare in pensione prima dei requisiti della pensione di vecchiaia.

La pensione anticipata ordinaria è la forma “classica”: gli uomini possono uscire con 42 anni e 10 mesi di contributi, mentre le donne con 41 anni e 10 mesi.

Ma ecco alcune regole aggiornate al 2025:

  • È prevista la pensione anticipata flessibile, con possibilità di uscire prima dell’età di vecchiaia, ma entro limiti e condizioni di importo. Questa, introdotta con le leggi di bilancio 2024 e 2025, permette ai lavoratori di andare in pensione prima se fanno richiesta e hanno raggiunto almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi. È destinata sia ai dipendenti sia agli autonomi iscritti all’INPS.
  • Per l’anticipata contributiva: requisito minimo di età 64 anni e anzianità contributiva di almeno 25 anni.

Novità 2025 da ricordare

  • Dal 2025, per la pensione anticipata contributiva, il requisito contributivo minimo sale da 20 anni a 25 anni per nuove uscite e 30 anni dal 2030.
  • La pensione di vecchiaia permane fissata a 67 anni per il biennio 2025-2026, ma dal 2027 l’età dovrà adeguarsi nuovamente alla speranza di vita.
  • In alcuni casi, si può far computare anche il montante delle rendite di previdenza complementare (fondi pensione) ai fini del raggiungimento dell’importo soglia minimo per accedere.

Ma a che età vanno in pensione le donne? A che età vanno in pensione gli uomini?

Nel sistema italiano attuale gli uomini e donne hanno gli stessi requisiti di età per la pensione di vecchiaia: 67 anni. Le differenze possono emergere in base al tipo di regime contributivo o al percorso contributivo individuale (es. nel caso in cui l’assegno minimo non venga raggiunto).

Ci sono però delle eccezioni, delle misure speciali.

Per le donne, esistono misure specifiche come Opzione Donna, che permette di andare in pensione prima se si hanno almeno 35 anni di contributi e un’età minima di 61 anni (ridotta a 60 o 59 in presenza di figli), oltre a particolari condizioni personali come caregiving o invalidità ≥ 74%. L’assegno viene calcolato con il sistema contributivo e prevede una finestra di attesa: 12 mesi per dipendenti, 18 mesi per autonome.

A che età si va in pensione in Francia? E a che età si va in pensione in Germania e in Svizzera?

Quando si parla di pensione, è utile guardare anche a cosa succede negli altri Paesi europei per capire meglio la posizione dell’Italia.

  • In Francia, dopo la riforma del 2023, l’età per la pensione di vecchiaia è stata portata a 64 anni, con l’obbligo di avere 43 anni di contributi per ottenere l’assegno pieno. Sono previste eccezioni per chi ha iniziato a lavorare molto presto o ha svolto attività particolarmente pesanti.
  • In Germania, l’età pensionabile è fissata a 66 anni, ma salirà progressivamente a 67. Per la pensione di base bastano 5 anni di versamenti, ma per uscire prima senza riduzioni servono ben 45 anni di contributi.
  • In Svizzera, le regole sono leggermente diverse: l’età di riferimento è di 65 anni per gli uomini e 64 per le donne, anche se è previsto un graduale aumento.

Rispetto a questi modelli, l’Italia si colloca tra i Paesi con una delle età pensionabili più alte ma offre diversi canali di flessibilità, che permettono in alcuni casi di lasciare il lavoro prima.

Altre misure speciali

Quota 103 è stata confermata anche per il 2025: permette di andare in pensione a 62 anni con almeno 41 anni di contributi. L’assegno però viene calcolato interamente con il sistema contributivo, quindi l’importo può risultare più basso rispetto al calcolo misto, soprattutto per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996.

Un’altra possibilità è l’Ape Sociale, pensata per categorie considerate più fragili, come i disoccupati, i caregiver, gli invalidi civili dal 74% in su e chi svolge lavori gravosi. In questo caso si può accedere a partire dai 63 anni, purché si abbiano almeno 30 o 36 anni di contributi (a seconda dei casi). L’assegno però non è pienamente libero: c’è un tetto massimo e viene erogato solo fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia.

Suggerimenti e conclusioni

  • In Italia, l’età per la pensione di vecchiaia è 67 anni, con almeno 20 anni di contributi.
  • Verificate ogni anno eventuali cambiamenti legislativi.
  • Controllate il vostro fascicolo previdenziale INPS per conoscere la posizione contributiva.
  • Valutate eventuali versamenti volontari o il ricongiungimento dei contributi per colmare lacune.
  • Considerate le deroghe o misure speciali in caso di carriere particolarmente lunghe o lavori usuranti.

Conoscere tutte le opzioni di pensionamento, i requisiti e i limiti ti permette di pianificare per tempo il tuo futuro, prendere decisioni più consapevoli e prepararti a lasciare il lavoro in modo sereno e dignitoso. In questo modo puoi valutare la soluzione più adatta alle tue esigenze, ottimizzare l’importo della pensione e affrontare la transizione verso il pensionamento senza sorprese o stress.

Categorie
Articoli per la sezione News & Eventi | CooperJob

Come scrivere una lettera di presentazione: consigli ed esempi

Ti stai candidando per un lavoro o vuoi proporre la tua figura professionale a un’azienda? Sapere come scrivere una lettera di presentazione può fare la differenza dal primo momento. Con questo articolo ti guidiamo passo-passo nella redazione di una lettera efficace, personalizzata e professionale.

Grazie a questa guida, non passerai ore a fissare il foglio bianco di Word e saprai esattamente cosa scrivere in una breve presentazione personale. All’interno troverai anche esempi pratici per aiutarti a partire con il piede giusto e lasciare subito il segno!

 

Perché è importante una lettera di presentazione?

Insieme al curriculum vitae, la lettera di presentazione è il tuo bigliettino da visita e ha lo scopo di raccontarti al recruiter, spiegando perché sei il candidato giusto per quella posizione o perché stai inviando un’autocandidatura. È la tua occasione per:

  • andare oltre il CV mettendo in risalto chi sei e il tuo stile comunicativo;
  • mostrare motivazione e interesse per l’azienda;
  • evidenziare competenze specifiche rilevanti per il ruolo.

Come si scrive una lettera di presentazione

Molte persone sottovalutano il valore di questa lettera, ma sapere come scrivere una lettera di presentazione per un lavoro può essere la tua carta vincente per ottenere un primo colloquio con l’azienda ed intraprendere la tua carriera professionale.

Ok, bene, ma partiamo dalle basi. Come si inizia a scrivere una lettera di presentazione?

Comincia dalle tue informazioni personali. In alto a sinistra, inserisci:

  • nome e cognome,
  • numero di telefono,
  • indirizzo e-mail,
  • indirizzo di residenza.

A destra, fai la stessa cosa con i dati dell’azienda:

  • il nome del referente HR (se lo sai),
  • l’azienda,
  • l’indirizzo.

Continua con una breve introduzione mirata: specifica per quale offerta di lavoro ti stai candidando, dove sei venuto a conoscenza dell’opportunità di lavoro e cosa ti ha spinto a inoltrare la tua candidatura proprio per quella posizione.

Esempio

Nome e cognome

Numero di telefono

Indirizzo e-mail

Indirizzo di residenza

 

Gentile [Nome del referente HR],

“Le scrivo in riferimento all’annuncio pubblicato su LinkedIn per la posizione di [Titolo ruolo]. Dopo aver maturato [tot. anni] di esperienza in [inserire settore], sono entusiasta all’idea di poter contribuire con le mie competenze al vostro team.”

Cosa scrivere in una breve presentazione personale?

Arriviamo al fulcro della lettera, il corpo del testo, dove deve trasparire il tuo valore e la tua unicità. Per aiutarti a scrivere questa parte della lettera, rispondi a queste domande:

  • Chi sei professionalmente?
  • Che esperienze hai fatto?
  • Perché sei la persona giusta per questa posizione?

Nel rispondere a queste domande tieni a mente l’annuncio a cui ti stai candidando. Le tue esperienze dovrebbero essere in linea con i requisiti cercati dall’azienda. Chiediti, come ti hanno aiutato a sviluppare le skills ricercate?

Metti in risalto le competenze e le qualità più rilevanti per il ruolo a cui aspiri e spiega in modo diretto e motivato perché desideri entrare proprio in quell’azienda.

Fai vedere che conosci l’azienda e i suoi valori e racconta come pensi di poter contribuire al raggiungimento degli obiettivi aziendali, porta esempi concreti di quanto raggiunto nelle precedenti esperienze e pensa a quali delle tue competenze rispondono alle esigenze dell’azienda.

Esempio

La mia esperienza nel settore [specifica il settore] mi ha permesso di acquisire competenze solide e versatili. In particolare, durante il mio periodo in [nome azienda precedente], ho avuto l’opportunità di coordinare progetti come [descrizione breve], ottenendo risultati concreti quali [risultati misurabili].

Questi traguardi mi hanno consentito di consolidare abilità chiave come [inserire skill rilevanti], perfettamente allineate con le richieste e le sfide del vostro team.

Sono profondamente interessato/a alla realtà della vostra azienda, in particolare per [specifica un motivo legato alla mission o ai progetti dell’azienda], e sono convinto/a che le mie competenze possano rappresentare un valore aggiunto nel contribuire al raggiungimento dei vostri obiettivi.

Cosa scrivere nella conclusione?

Arrivato alla conclusione non ti resta che sottolineare la tua determinazione e il tuo desiderio di crescere nell’azienda e di contribuire al suo successo. Mostrati disponibile per un colloquio conoscitivo per approfondire il tuo percorso e il tuo possibile ruolo in azienda.

Esempio

Il mio percorso è stato sempre orientato all’evoluzione continua e alla ricerca di contesti stimolanti in cui poter fare la differenza. Credo che [nome azienda] offra l’ambiente giusto in cui mettere a frutto le mie competenze e crescere insieme ai vostri obiettivi.

Resto a disposizione per un incontro conoscitivo, durante il quale sarò lieto/a di approfondire come il mio contributo possa integrarsi efficacemente con le esigenze del vostro team.

Cordialmente,
[Nome e Cognome]

Esempio completo lettera di presentazione generica

Nome e cognome

Numero di telefono

Indirizzo e-mail

Indirizzo di residenza

Gentile [Nome del referente HR] / Alla cortese attenzione del Dipartimento Risorse Umane

Le scrivo in riferimento all’annuncio pubblicato su LinkedIn per la posizione di [Titolo ruolo]. Dopo aver maturato [tot. anni] di esperienza in [inserire settore], sono entusiasta all’idea di poter contribuire con le mie competenze al vostro team.

La mia esperienza nel settore [specifica il settore] mi ha permesso di acquisire competenze solide e versatili. In particolare, durante il mio periodo in [nome azienda precedente], ho avuto l’opportunità di coordinare progetti come [descrizione breve], ottenendo risultati concreti quali [risultati misurabili].

Questi traguardi mi hanno consentito di consolidare abilità chiave come [inserire skill rilevanti], perfettamente allineate con le richieste e le sfide del vostro team [specificare con un esempio].

Sono profondamente interessato/a alla realtà della vostra azienda, in particolare per [specifica un motivo legato alla mission o ai progetti dell’azienda], e sono convinto/a che le mie competenze possano rappresentare un valore aggiunto nel contribuire al raggiungimento dei vostri obiettivi.

Il mio percorso è stato sempre orientato all’evoluzione continua e alla ricerca di contesti stimolanti in cui poter fare la differenza. Credo che [nome azienda] offra l’ambiente giusto in cui mettere a frutto le mie competenze e crescere insieme ai vostri obiettivi.

Resto a disposizione per un incontro conoscitivo, durante il quale sarò lieto/a di approfondire come il mio contributo possa integrarsi efficacemente con le esigenze del vostro team.

Cordialmente,
[Nome e Cognome]

Lettera di presentazione per autocandidatura

Se stai inviando una candidatura spontanea a un’azienda, senza rispondere a un annuncio specifico, è ancora più importante scrivere una lettera di presentazione d’effetto.

Elaborare il testo per una lettera di presentazione per autocandidatura potrebbe sembrarti più difficile, perché non hai un annuncio con le esigenze dell’azienda da cui partire.

In questo caso, sarà fondamentale mostrare iniziativa, motivazione e coerenza tra il proprio profilo e l’identità dell’azienda. Per questo, ti basterà fare un po’ più di ricerca sul sito web o sulle pagine social dell’azienda per cui ti stai candidando. In linea generale, una buona lettera di presentazione per autocandidatura deve evidenziare le competenze principali, spiegare perché si è interessati a quell’organizzazione e indicare in che modo si potrebbe contribuire al suo sviluppo.

Esempio

Gentile [Nome Responsabile HR] / Alla cortese attenzione del Dipartimento Risorse Umane

mi chiamo [Nome e Cognome] e desidero presentare la mia candidatura spontanea per eventuali opportunità di collaborazione all’interno della vostra azienda. Seguo con interesse le vostre attività nel settore [settore di riferimento], e condivido i valori che guidano il vostro approccio all’innovazione e allo sviluppo.

Nel corso del mio percorso professionale, ho maturato esperienze significative in [ambito o ruolo], sviluppando competenze specifiche in [elenco sintetico di 2–3 skill rilevanti]. Tali capacità mi hanno permesso di contribuire attivamente all’ottimizzazione di processi, al raggiungimento di obiettivi concreti e alla creazione di soluzioni efficaci.

Credo che il mio profilo possa essere in linea con le esigenze di un contesto dinamico e orientato alla qualità come il vostro. Sarei lieto/a di potervi incontrare per un colloquio conoscitivo, così da approfondire meglio come il mio contributo possa integrarsi con i vostri progetti futuri.

Resto a disposizione per qualsiasi ulteriore informazione e allego il mio curriculum vitae.

Lascio i miei contatti per un contatto diretto: [Numero di telefono] – [Email]

Ringraziandovi per l’attenzione, porgo cordiali saluti.

[Nome e Cognome]

Lettera di presentazione in inglese: un esempio

Se ti stai candidando all’estero o in un’azienda internazionale, la cover letter (lettera di presentazione in inglese) è fondamentale. Attenzione però: non basta tradurre letteralmente la versione italiana. Anche se esperienze e competenze restano le stesse, il tono e lo stile della scrittura professionale sono molto diversi. In italiano si predilige un linguaggio più formale e ricercato, mentre in inglese le cover letter sono più dirette, concise e orientate all’azione. Una traduzione letterale rischia quindi di sembrare troppo rigida o poco chiara agli occhi di un recruiter anglofono.

Esempio

Your Name
Your Address
Your Email | Your Phone Number | LinkedIn (optional)
Date

Hiring Manager’s Name
Company Name
Company Address

Dear [Hiring Manager’s Name],

I am writing to express my interest in the [Job Title] position at [Company Name], as advertised on [Job Board or Company Website]. With [X years] of experience in [your field or area of expertise], I am confident in my ability to contribute meaningfully to your team.

In my previous role at [Previous Company], I [mention a key achievement or responsibility—quantify it if possible]. This experience has equipped me with strong skills in [list 2–3 relevant skills or tools], which closely align with the requirements of this role.

What excites me most about [Company Name] is [mention something specific about the company, such as its values, projects, or reputation]. I believe my background in [your field] and my passion for [specific aspect of the role or industry] make me a strong candidate for this opportunity.

I would welcome the chance to discuss further how I can contribute to your team. Thank you for considering my application.

Sincerely,
[Your Name]

I suggerimenti di Sara, HR Recruiting & Administration Specialist: gli errori da evitare

Anche una lettera scritta con attenzione può perdere forza se contiene errori comuni. Inviare un testo generico, essere troppo prolissi (o, al contrario, eccessivamente sintetici), oppure usare frasi fatte e poco personali, non ti aiuterà a distinguerti agli occhi dei selezionatori.
Ecco quindi i 3 consigli di Sara per scrivere una cover letter davvero efficace:

  1. Personalizza! Anche se invii tante candidature per posizioni simili, riscrivi sempre l’introduzione e la parte centrale della lettera di presentazione adattandole all’annuncio di lavoro. Non sempre le stesse posizioni richiedono le stesse competenze, e non tutte le aziende hanno le stesse esigenze. Confronta le esigenze dell’azienda con le tue skill e inserisci quelle che meglio rispondono.
  2. Argomenta. La lettera di presentazione non deve ripetere il curriculum, ma completarlo. Mentre il CV è un elenco schematico delle esperienze, la lettera deve spiegare perché quelle esperienze sono rilevanti per il ruolo.
  3. Riassumi. Una lettera di presentazione troppo lunga rischia di perdere l’attenzione del lettore, mentre una eccessivamente sintetica può apparire poco curata. L’equilibrio ideale? Circa 15-20 righe, sufficienti per trasmettere contenuti rilevanti con chiarezza e personalità. I selezionatori ricevono ogni giorno numerose candidature e valorizzano testi concisi, mirati e ben strutturati.

Checklist lettera di presentazione

Ora che hai capito come scrivere una lettera di presentazione, ecco una checklist finale per non dimenticare nulla:

  • Personalizza la lettera per ogni candidatura
  • Usa un tono professionale ma autentico
  • Scrivi in modo chiaro e sintetico (max 1 pagina)
  • Evita errori grammaticali o refusi
  • Non ripetere il contenuto del CV
  • Inserisci sempre i tuoi contatti aggiornati
  • Allega la lettera in formato PDF, con un nome file chiaro (es. “Lettera_MarioRossi.pdf”)

In conclusione, saper come scrivere una lettera di presentazione efficace è un’abilità essenziale per chi cerca lavoro, ma anche per chi vuole semplicemente farsi conoscere nel mondo professionale. Che si tratti di un’autocandidatura, o una risposta a un annuncio, ogni lettera è un’opportunità per raccontare la tua storia e farti ricordare. Se hai dubbi, puoi prendere spunto dai modelli di lettera di presentazione che abbiamo visto, ma ricordati: la differenza la fai tu, con il tuo stile e la tua autenticità.

Hai bisogno di aiuto? Scopri tutti i Servizi Cooperjob per i lavoratori!

Categorie
Articoli per la sezione News & Eventi | CooperJob

Come si calcola lo stipendio netto: formula ed esempi

Calcolo stipendio netto 2025

Ti sei mai chiesto come si calcola lo stipendio netto che effettivamente finisce sul tuo conto?  Imponibili, detrazioni e tasse, ma che casino leggere la busta paga!

Tranquillo, non è così difficile come sembra e no, non ti serviranno formule magiche ma solo qualche piccola formula matematica e un pizzico di pazienza!

Vediamo insieme la differenza tra stipendio netto e stipendio lordo.

In questo approfondimento ti spieghiamo in modo semplice e diretto le principali voci che incidono sul tuo stipendio. Nello specifico, approfondiamo insieme queste voci attraverso un esempio pratico di calcolo dello stipendio netto.

Consideriamo il 4° livello commercio (CCNL Terziario) con una paga lorda di 1.750,00, esclusi premi e straordinari, nessun carico familiare e residenza e domicilio a Milano in Lombardia.

1. Trattenuta INPS

La prima trattenuta che viene effettuata è quella previdenziale per l’INPS.

Quanto si paga? In genere, il lavoratore dipendente subisce una trattenuta pari al 9,19% dell’imponibile previdenziale.

Ma cos’è l’imponibile previdenziale?
È la somma di tutte le competenze lorde, come le ore ordinarie, le ferie, i premi ecc.

I contributi Inps saranno il 9,19% di 1.750,00: 160,83 €, quindi l’imponibile fiscale sarà di

1.750,00€ – 160,83€ = 1.589,17 €

2. Dall’Imponibile Previdenziale al Reddito Fiscale

Dopo aver sottratto i contributi INPS dall’imponibile previdenziale, otteniamo l’imponibile fiscale, ovvero il reddito sul quale viene calcolata l’IRPEF.

3. IRPEF: l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche

L’IRPEF è un’imposta progressiva: più alto è il tuo reddito, più alta sarà l’aliquota applicata.

Ricorda che il reddito di riferimento per il calcolo dell’IRPEF non è la tua RAL (1.750 X 14 mensilità nel nostro esempio), ma l’imponibile fiscale X 14 mensilità (1.589,17 X 14).

Ecco gli scaglioni aggiornati per il 2025:

  • 23% per redditi annui fino a 28.000 euro
  • 35% per redditi annui tra 28.000 e 50.000 euro
  • 43% per redditi annui oltre i 50.000 euro

Essendo un’imposta progressiva, ogni fascia del tuo reddito viene tassata separatamente. Per questo motivo è importante fare una previsione del reddito annuo per stimare correttamente l’IRPEF dovuta.

In questo esempio il reddito rientra interamente nel primo scaglione, quindi tutto tassato al 23%.

Calcoliamo il reddito annuo, 1.589,17€ × 14 = 22.248,38 €, rientra nello scaglione IRPEF al 23%, perché sotto i 28.000 €. Quindi l’IRPEF lorda mensile sarà il 23% di 1.589,17 €, ovvero 365,51.

4. Le Detrazioni e l’IRPEF Netta

Dall’IRPEF lorda si sottraggono poi le detrazioni per lavoro dipendente e quelle per familiari a carico (coniuge, figli a carico, altri familiari).

Il risultato è l’IRPEF netta, ovvero la reale imposta che paghi sul tuo reddito!

Dall’IRPEF lorda si sottraggono le detrazioni da lavoro dipendente, che nel nostro esempio consideriamo pari a 200,26 euro mensili. Quindi, l’IRPEF netta sarà: 365,51 € – 200,26 € = 165,25€

Come si calcolano le detrazioni da lavoro dipendente?

Fino ad un reddito di 15.000 € si applica una detrazione fissa annua di 1.955 €, invece per redditi superiori si seguono le seguenti formule in base alle fasce di reddito:

  • Fino a redditi di 28.000,00 € 910+1.190*(28.000-reddito annuo) /(28.000-15.000)
  • Fino a redditi di 50.000,00 € 910*(50.000-reddito annuo) /(50.000-28.000)

Per redditi superiori a 50.000 € non si ha diritto ad alcuna detrazione, ma attenzione, c’è un’eccezione per i redditi tra i 25.000 e 35.000, ovvero un importo di detrazione aggiuntivo di 65,00€.

Nel nostro caso siamo nella seconda fascia quindi le detrazioni saranno (ricordiamoci di calcolare il reddito annuo prendendo a riferimento solo l’imponibile fiscale, non la RAL!):

1910+1190*(28.000-22.248,38) / (28.000-15.000) =2.436,49€

2.436,49€ / 365 giorni X giorni del mese = 200,26€ per un mese di 30 giorni

Particolarità da tenere a mente: le detrazioni si calcolano a giorni; quindi, si divide il totale annuo per 365 giorni e si moltiplica per i giorni del mese (28,30 o 31). Inoltre, le mensilità aggiuntive (tredicesima e quattordicesima), non hanno detrazioni, per questo il calcolo delle detrazioni mensili si applica solo su 12 mensilità!

Per quanto riguarda invece le detrazioni per familiari a carico, nel caso del coniuge se quest’ultimo ha un reddito annuo inferiore a 2.840,51 risulterebbe fiscalmente a carico e quindi potrebbe beneficiare di una detrazione variabile in base al proprio reddito.

Invece, le detrazioni Irpef per i figli spettano solo per quelli di età compresa tra i 21 e i 30 anni, per quelli inferiori ai 21 anni, e detrazioni in busta paga sono state sostituite dall’Assegno unico.

5. Addizionali Regionali e Comunali

Oltre all’IRPEF, sul tuo stipendio gravano anche le addizionali, che variano a seconda della tua residenza al 1° gennaio dell’anno.

L’ Addizionale Comunale dipende dal Comune e si paga il saldo dell’anno precedente più un acconto del 30% sull’anno in corso. L’Addizionale Regionale varia invece in base alla Regione e in genere viene suddivisa da gennaio a novembre, ma la modalità può variare leggermente a seconda del datore di lavoro.

Nel caso di Milano, per il 2025, valgono queste aliquote:

  • Addizionale Regionale Lombardia: 1,23%
  • Addizionale Comunale Milano: 0,8%

Applicandole all’imponibile fiscale:

Addizionale Regionale: 1.589,17 € × 1,23% = 19,56 €

Addizionale Comunale: 1.589,17 € × 0,80% = 12,71 €

Totale addizionali mensili: 32,27 €

6. Il Trattamento Integrativo (ex Bonus Renzi)

Alcuni lavoratori ricevono in busta paga un bonus mensile fino a 100 euro, noto come trattamento integrativo, ma chi ha diritto a questo beneficio?

  1. Redditi fino a 15.000 euro: spetta automaticamente.
  2. Redditi tra 15.000 e 28.000 euro: spetta in proporzione solo se le detrazioni superano l’imposta lorda.
  3. Redditi superiori a 28.000 euro: non spetta.

In questo caso il trattamento integrativo non spetta perché l’IRPEF netta è maggiore delle detrazioni.

7.Indennità L. 207/2024

Per i redditi (imponibile fiscale annuo) fino a 20.000 €, spetta un bonus mensile esente da IRPEF e contributi che viene aggiunto al netto, calcolato come:

  • 7,1% se reddito < 500 €
  • 5,3% se reddito tra 8.500 e 15.000 €
  • 4,8% se reddito tra 15.000 e 20.000 €

Nel nostro caso:

Reddito annuo = 22.248,38 € → non spetta la somma integrativa perché sopra i 20.000 €

8. Ulteriore detrazione L. 207/2024

Per redditi tra 20.000 e 40.000 €, spetta una detrazione IRPEF aggiuntiva:

  1. Fino a 32.000 €: 1.000 € annui → 82,19 € mensili (per mesi di 30 giorni, il calcolo è sempre quello delle detrazioni!)
  2. Tra 32.000 e 40.000 €: detrazione che proporzionalmente si abbassa in base a quanto il reddito del lavoratore supera i 32.000€, ovvero il prodotto tra 1.000€ e il rapporto tra 40.000, diminuito dal reddito complessivo, e 8.000€→ 1.000,00 * [(40.000,00 – reddito complessivo / 8.000,00] 

In questi casi non ci sarà la dicitura in busta paga come indennità aggiuntiva ma la ritroviamo in basso nel cedolino paga come Ulteriore Detrazione.

Nel nostro esempio:

  • Reddito = 22.248,38 € → spettano 82,19 € al mese di detrazione

Risultato:

  • IMPOSTA netta finale: 162,47 – 82,19 = 80,28 €

L’ulteriore detrazione ha lo scopo di aumentare il beneficio fiscale riconosciuto al lavoratore dipendente permettendogli, quindi, di pagare un’imposta più bassa.

Eccoci qui, a questo punto, possiamo  calcolare il netto dello stipendio:

  • Imponibile fiscale: 1.589,17 €
  • Meno IRPEF netta: – 79,14€
  • Meno Addizionali: – 32,27 €
  • Nessun trattamento integrativo

Netto mensile: 1.477,76€

Visto? Nessuna magia nera, solo qualche calcolo e un po’ di attenzione alle voci giuste!
Ora anche tu sai come si calcola lo stipendio da lordo a netto e quindi perché quel numero “lordo” non è mai quello che ti arriva in tasca e come si calcolano le tasse e le detrazioni che lo trasformano nel tuo “netto”!

 

Hai ancora bisogno di aiuto? Scopri i nostri servizi per chi cerca lavoro!

Categorie
Articoli per la sezione News & Eventi | CooperJob

Come scrivere un CV efficace: consigli per catturare l’attenzione dei datori

Un CV efficace è il primo passo per ottenere il lavoro dei tuoi sogni. Il CV, infatti, è il tuo biglietto da visita professionale, il primo contatto che i datori di lavoro hanno con te, e pertanto deve essere chiaro e convincente. Segui questi consigli pratici per creare un CV che catturi l’attenzione! 

1. Informazioni personali

La prima cosa che deve saltare all’occhio sono le informazioni personali, in questo modo sarà più facile per il/la recruiter contattarti. Assicurati quindi di includere e dare sufficiente spazio a:

  • Nome e cognome: sono essenziali per identificarti rapidamente;
  • E-mail: Fornisci un indirizzo professionale, evitando soprannomi o alias poco seri;
  • Numero di cellulare: Inserisci un numero valido e assicurati di rispondere anche se non hai salvato il numero che ti sta chiamando 😊.

Se appartieni a una categoria protetta, segnalalo in questa sezione per permettere al datore di lavoro di considerare eventuali incentivi o agevolazioni.

2. Esperienze professionali

Se la tua carriera lavorativa è già iniziata, le esperienze professionali sono il cuore del tuo CV. Elencale in ordine cronologico inverso, partendo dalle più recenti. Ogni esperienza dovrebbe includere:

  • Nome dell’azienda: Specifica l’azienda per cui hai lavorato;
  • Periodo di lavoro: Indica le date di inizio e fine per ogni posizione;
  • Mansioni svolte: Descrivi brevemente le tue responsabilità e i risultati ottenuti, evidenziando le competenze acquisite.

Se sei all’inizio della tua carriera professionale e non hai esperienze lavorative, niente paura, il cuore del CV sarà il tuo percorso formativo!

3. Formazione e percorso di studi

Il tuo percorso formativo è altrettanto importante e dovrebbe essere inserito subito dopo le esperienze professionali. In questa sezione, elenca in ordine cronologico inverso:

  • Titoli di studio: Includi lauree, diplomi e certificazioni ottenute;
  • Corsi di formazione: Aggiungi i corsi di aggiornamento e le formazioni seguite di recente;
  • Progetti scolastici: Se non hai ancora maturato esperienze lavorative significative, descrivi i progetti accademici svolti, mettendo in luce le competenze sviluppate, potrebbe essere proprio quello che farà risaltare la tua candidatura tra tante.

4. Lingue conosciute

Le competenze linguistiche sono sempre più rilevanti nel mercato del lavoro globale. Indica le lingue che conosci, specificando il livello di competenza secondo il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (A1-C2). 

5. Hard e Soft skill

Le hard e le soft skills sono ciò che ti rende unico come candidat*. Questa sezione dovrebbe includere:

  • Hard skill: Competenze tecniche specifiche, come l’uso di software o programmi particolari.
  • Soft skill: Attitudini lavorative e qualità personali come il problem-solving, la comunicazione, o la capacità di lavorare in team. Queste abilità possono determinare il tuo successo in un ambiente di lavoro alla pari delle conoscenze tecniche.

Ricorda che molto spesso le competenze trasversali sono quelle che fanno la differenza!

6. Personalizza!

Uno degli errori più comuni quando si cerca attivamente lavoro è inviare lo stesso CV per ogni candidatura. Le esperienze e competenze che hai maturato sono sempre le stesse, certo, ma ti consigliamo di adattare il tuo CV in base al ruolo per cui ti stai candidando, facendo risaltare con parole chiave le esperienze più rilevanti per quella posizione specifica e tralasciando informazioni meno rilevanti.

Infine, ricordati di salvare il CV in formato PDF, in questo modo la formattazione rimarrà intatta sui diversi dispositivi e sistemi operativi, evitando spiacevoli sorprese. Un file PDF è anche più professionale e meno soggetto a modifiche accidentali! Per concludere, non dimenticare di rinominare il file inserendo il tuo nome e cognome, sembra scontato ma non lo è!

Hai bisogno di aiuto? Scopri tutti i Servizi Cooperjob per i lavoratori!

Condividi: